Il Teatro scuola di vita

da | 1 Settembre 2024 | Cultura

Numero 1 - Settembre 2026

Fare teatro non è solo un momento ludico. Partecipare ad una rappresentazione teatrale è un’attività che  coinvolge non solo il corpo e la mente di un individuo, ma anche la sua anima. 

Il grande Edoardo de Filippo affermava che: Nel teatro si vive sul serio, quello che gli altri recitano male  nella vita. 

E’ un affermazione sacrosanta, visto che salire su un palcoscenico significa mettersi in gioco, ripulire la  mente da tutti i condizionamenti psicologici, come la paura di essere giudicati, che spesso ci impedisce di  liberare quell’energia ludica, spontanea e fantasiosa che è dentro ognuno di noi. 

Ma fare teatro, è tanto altro ancora. Ai miei allievi dico sempre che salire sul palco e impersonare un  personaggio, è analizzare più dettagliatamente quelle qualità del nostro carattere che non ci piacciono e  nello stesso tempo, scoprire parti di noi che pensavamo non ci appartenessero. 

Ad esempio, io amo fare personaggi negativi, “cattivi”. E devo dire che oltre a divertirmi, mi vengono molto  bene e riesco a convincere il pubblico della malignità del personaggio che interpreto. Eppure chi mi  conosce, sa che non sono malvagio, o almeno non ho atteggiamenti che inducono a pensare che io sia una  persona aggressiva e prepotente. Tuttavia, se i personaggi che interpreto vengono bene, vuol dire che  dentro di me esiste anche una parte oscura che il teatro riesce a mostrarmi e che, riconoscendola, fa si che  possa prenderne coscienza, elaborarla e quindi contenerla….. Forse! 

Di fatto, fare teatro sopratutto per i più piccoli, può essere educativo e propedeutico allo studio, in particolare  se esistono disagi e difficoltà nell’apprendimento.  

Edoardo, nome di fantasia, aveva nove anni quando si presentò al laboratorio teatrale di Monterenzio. Era  un bambino con un’intelligenza vivace e molto ricettivo. Il suo problema era che non riusciva a parlare, nel  senso che aveva difficolta a pronunciare alcune lettere, quindi le parole erano tronche ed era difficile  comprenderlo. La frustrazione di non farsi capire, si trasformava in atteggiamenti aggressivi verso gli adulti e  i compagni. 

Il Logopedista aveva consigliato ai genitori di iscriverlo ad un laboratorio teatrale. Qualcuno gli consigliò il  mio laboratorio. Durante quel corso, lavorai molto sulla mimica e l’espressione tramite i gesti. Su quel terreno  Edoardo risultò uno dei migliori e la sua aggressività si stemperò, creando anche un bel rapporto con gli altri  bambini del gruppo. Quando fu il momento di distribuire i personaggi, ovviamente a lui diedi una particina.  All’inizio faceva molta fatica a ripetere poche semplici frasi. Poi, grazie al lavoro propedeutico iniziato prima,  i compagni lo hanno aiutato. Piano piano è riuscito ad imparare le battute e a muoversi sul palco con  disinvoltura. Il giorno della rappresentazione è stata un emozione sentirlo recitare. Sia i genitori che la  logopedista che era presente in sala si erano commossi riconoscendo il grande cambiamento avvenuto nel  bambino. 

Ho visto anche ragazzini/e che balbettavano smettere di tartagliare e alla fine dei laboratori, parlare quasi  senza difficoltà. Ragazzi che avevano deficit di attenzione, o con la sindrome di Asperger non aver più  paura di interagire con le altre persone. 

Ricordo anche che quando lavoravo in una scuola elementare a Gallo Ferrarese ho avuto come allievo per  tutti i cinque anni della scuola primaria un bambino cieco che aveva molto timore a muoversi nell’aula anche  se veniva condotto per mano. Dopo un grande lavoro propedeutico, durante le rappresentazioni lo avevo  convinto a recitare muovendosi da solo. C’era sempre qualcuno accanto a lui ,ma avevo chiesto che  l’accompagnatore non doveva mai toccarlo. Il bambino che lo accompagnava, rappresentava una sorta di  coperta di Linus che gli dava sicurezza per muoversi e recitare. L’ultimo anno mi sono permesso di farlo  recitare senza nessuno accanto a lui. Interpretava Nettuno in un riduzione dell’Odissea che avevo scritto  per bambini. Fu un successo Giorgio si mosse autonomamente senza bisogno di nessuno. Oggi è un  ragazzo di 24 anni ha praticato diversi sport, attualmente è campione para-olimpico di nuoto.  Certo che per poter produrre dei risultati come quelli descritti, in teatro, vi deve essere una disciplina ferrea.  Sempre prendendo in prestito le parole di Edoardo De Filippo si può affermare che in teatro non esiste la  democrazia. Questo è l’unico punto del teatro che per me uomo di sinistra e molto rispettoso della  democrazia ha rappresenta inizialmente un ostacolo morale. Ma il tempo e l’esperienza mi hanno dimostrato  come sia importante che il regista abbia un atteggiamento fermo e autorevole  

In teatro infatti, il regista deve essere un dittatore. Illuminato, se vogliamo, ma sempre dittatore. Una figura  che non può essere messa in discussione. In esso, sono rappresenti: l’educatore, il responsabile artistico,  l’organizzatore. Il regista deve saper costruire un gruppo coeso che risponde alle direttive in modo serio e  puntuale. Deve evidenziare e far risaltare le potenzialità artistiche di ogni componente, stroncando  immediatamente individualismi o egocentrismi che distruggerebbero l’armonia e la vitalità del gruppo.  Purtroppo tutti i gruppi teatrali che hanno avuto un’esperienza di direzione cooperativistica hanno avuto  sempre vita breve. 

Esistono tanti tipi di laboratori teatrali. I miei sono imperniati sulla ricerca e la consapevolezza delle  emozioni. Un tema a me caro poiché credo fermamente che l’equilibrio di un individuo passi attraverso la  conoscenza del proprio io interiore. Spesso, soprattutto gli adulti si fanno travolgere dalle emozioni e non  riescono a controllare quelle più distruttive. 

A Monterenzio l’esperienza dei laboratori teatrali extra-scolastici è sempre stata altalenante. Una compagnia  teatrale che con continuità lavori in paese purtroppo attualmente non c’è. Ci sono state esperienze in  passato, di un gruppo di valenti giovani condotti da Roberto Garagnani che purtroppo non ha avuto 

continuità. La Compagnia teatrale di Marco Masetti condotta da Luciana Minghetti ha sede in Monterenzio,  ma purtroppo utilizza per le prove altri luoghi. 

Eppure il teatro di Monterenzio è un gioiello che molti ci invidiano. Un luogo che potrebbe diventare il centro  culturale non solo del paese ma di tutta la valle. Mi piacerebbe che il nostro teatro fosse un luogo vivo e  accessibile a tutti in modo semplice.  

Io anche quest’anno ci provo, sperando che nei prossimi anni non vengano: alluvioni, pandemie o balzelli  amministrativi ad impedire lo svolgimento. 

Da ottobre partiranno i laboratori teatrali per adulti e bambini. Chiunque abbia voglia di divertirsi e  cimentarsi in un ruolo artistico è il benvenuto. 

Perché come diceva Edurado: Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due  cose.

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