Il Teatro scuola di vita
Fare teatro non è solo un momento ludico. Partecipare ad una rappresentazione teatrale è un’attività che coinvolge non solo il corpo e la mente di un individuo, ma anche la sua anima.
Il grande Edoardo de Filippo affermava che: Nel teatro si vive sul serio, quello che gli altri recitano male nella vita.
E’ un affermazione sacrosanta, visto che salire su un palcoscenico significa mettersi in gioco, ripulire la mente da tutti i condizionamenti psicologici, come la paura di essere giudicati, che spesso ci impedisce di liberare quell’energia ludica, spontanea e fantasiosa che è dentro ognuno di noi.
Ma fare teatro, è tanto altro ancora. Ai miei allievi dico sempre che salire sul palco e impersonare un personaggio, è analizzare più dettagliatamente quelle qualità del nostro carattere che non ci piacciono e nello stesso tempo, scoprire parti di noi che pensavamo non ci appartenessero.
Ad esempio, io amo fare personaggi negativi, “cattivi”. E devo dire che oltre a divertirmi, mi vengono molto bene e riesco a convincere il pubblico della malignità del personaggio che interpreto. Eppure chi mi conosce, sa che non sono malvagio, o almeno non ho atteggiamenti che inducono a pensare che io sia una persona aggressiva e prepotente. Tuttavia, se i personaggi che interpreto vengono bene, vuol dire che dentro di me esiste anche una parte oscura che il teatro riesce a mostrarmi e che, riconoscendola, fa si che possa prenderne coscienza, elaborarla e quindi contenerla….. Forse!
Di fatto, fare teatro sopratutto per i più piccoli, può essere educativo e propedeutico allo studio, in particolare se esistono disagi e difficoltà nell’apprendimento.

Edoardo, nome di fantasia, aveva nove anni quando si presentò al laboratorio teatrale di Monterenzio. Era un bambino con un’intelligenza vivace e molto ricettivo. Il suo problema era che non riusciva a parlare, nel senso che aveva difficolta a pronunciare alcune lettere, quindi le parole erano tronche ed era difficile comprenderlo. La frustrazione di non farsi capire, si trasformava in atteggiamenti aggressivi verso gli adulti e i compagni.
Il Logopedista aveva consigliato ai genitori di iscriverlo ad un laboratorio teatrale. Qualcuno gli consigliò il mio laboratorio. Durante quel corso, lavorai molto sulla mimica e l’espressione tramite i gesti. Su quel terreno Edoardo risultò uno dei migliori e la sua aggressività si stemperò, creando anche un bel rapporto con gli altri bambini del gruppo. Quando fu il momento di distribuire i personaggi, ovviamente a lui diedi una particina. All’inizio faceva molta fatica a ripetere poche semplici frasi. Poi, grazie al lavoro propedeutico iniziato prima, i compagni lo hanno aiutato. Piano piano è riuscito ad imparare le battute e a muoversi sul palco con disinvoltura. Il giorno della rappresentazione è stata un emozione sentirlo recitare. Sia i genitori che la logopedista che era presente in sala si erano commossi riconoscendo il grande cambiamento avvenuto nel bambino.
Ho visto anche ragazzini/e che balbettavano smettere di tartagliare e alla fine dei laboratori, parlare quasi senza difficoltà. Ragazzi che avevano deficit di attenzione, o con la sindrome di Asperger non aver più paura di interagire con le altre persone.
Ricordo anche che quando lavoravo in una scuola elementare a Gallo Ferrarese ho avuto come allievo per tutti i cinque anni della scuola primaria un bambino cieco che aveva molto timore a muoversi nell’aula anche se veniva condotto per mano. Dopo un grande lavoro propedeutico, durante le rappresentazioni lo avevo convinto a recitare muovendosi da solo. C’era sempre qualcuno accanto a lui ,ma avevo chiesto che l’accompagnatore non doveva mai toccarlo. Il bambino che lo accompagnava, rappresentava una sorta di coperta di Linus che gli dava sicurezza per muoversi e recitare. L’ultimo anno mi sono permesso di farlo recitare senza nessuno accanto a lui. Interpretava Nettuno in un riduzione dell’Odissea che avevo scritto per bambini. Fu un successo Giorgio si mosse autonomamente senza bisogno di nessuno. Oggi è un ragazzo di 24 anni ha praticato diversi sport, attualmente è campione para-olimpico di nuoto. Certo che per poter produrre dei risultati come quelli descritti, in teatro, vi deve essere una disciplina ferrea. Sempre prendendo in prestito le parole di Edoardo De Filippo si può affermare che in teatro non esiste la democrazia. Questo è l’unico punto del teatro che per me uomo di sinistra e molto rispettoso della democrazia ha rappresenta inizialmente un ostacolo morale. Ma il tempo e l’esperienza mi hanno dimostrato come sia importante che il regista abbia un atteggiamento fermo e autorevole
In teatro infatti, il regista deve essere un dittatore. Illuminato, se vogliamo, ma sempre dittatore. Una figura che non può essere messa in discussione. In esso, sono rappresenti: l’educatore, il responsabile artistico, l’organizzatore. Il regista deve saper costruire un gruppo coeso che risponde alle direttive in modo serio e puntuale. Deve evidenziare e far risaltare le potenzialità artistiche di ogni componente, stroncando immediatamente individualismi o egocentrismi che distruggerebbero l’armonia e la vitalità del gruppo. Purtroppo tutti i gruppi teatrali che hanno avuto un’esperienza di direzione cooperativistica hanno avuto sempre vita breve.
Esistono tanti tipi di laboratori teatrali. I miei sono imperniati sulla ricerca e la consapevolezza delle emozioni. Un tema a me caro poiché credo fermamente che l’equilibrio di un individuo passi attraverso la conoscenza del proprio io interiore. Spesso, soprattutto gli adulti si fanno travolgere dalle emozioni e non riescono a controllare quelle più distruttive.
A Monterenzio l’esperienza dei laboratori teatrali extra-scolastici è sempre stata altalenante. Una compagnia teatrale che con continuità lavori in paese purtroppo attualmente non c’è. Ci sono state esperienze in passato, di un gruppo di valenti giovani condotti da Roberto Garagnani che purtroppo non ha avuto
continuità. La Compagnia teatrale di Marco Masetti condotta da Luciana Minghetti ha sede in Monterenzio, ma purtroppo utilizza per le prove altri luoghi.
Eppure il teatro di Monterenzio è un gioiello che molti ci invidiano. Un luogo che potrebbe diventare il centro culturale non solo del paese ma di tutta la valle. Mi piacerebbe che il nostro teatro fosse un luogo vivo e accessibile a tutti in modo semplice.
Io anche quest’anno ci provo, sperando che nei prossimi anni non vengano: alluvioni, pandemie o balzelli amministrativi ad impedire lo svolgimento.
Da ottobre partiranno i laboratori teatrali per adulti e bambini. Chiunque abbia voglia di divertirsi e cimentarsi in un ruolo artistico è il benvenuto.
Perché come diceva Edurado: Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due cose.

